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Friendly Feuer in scena al Teatro India il 28-29-30 aprile ’16

Friendly Feuer (una polifonia europea)

uno spettacolo di Isola Teatro
28, 29 e 30 aprile 2016 | ore 21.00 | Teatro India – Teatro di Roma
(Via Vittorio Gassman, 1 – Roma)

“Non passa lo straniero” si cantava quando il nemico risiedeva entro i confini di Schengen. Oggi sono altri i cimiteri dei morti senza nome e per loro non suona la fanfara. Friendly Feuer (una polifonia europea) è uno spettacolo/performance sulla relazione fra l’Europa di oggi e quella di cento anni fa, all’indomani del primo conflitto mondiale. Nell’anno di un centenario che mediaticamente celebra un eccidio quasi dimenticato, affrontiamo le tante possibili declinazioni del “fuoco amico”, in un’Europa instabile e segnata da una crisi che diventa condizione esistenziale permanente, dove la tragedia del singolo, quale che fosse la sua identità nazionale e/o linguistica, a fronte di una modernità feroce, parla a noi e di noi più che mai.

Friendly Feuer (una polifonia europea)
regia e drammaturgia a cura di Marta Gilmore sulla base di un processo collettivo di scrittura
con Eva Allenbach, Tony Allotta, Armando Iovino, Marta Gilmore, Vincenzo Nappi
responsabile tecnico Andrea Gallo
produzione Isola Teatro
grafiche Dora Ciccone, Mauro Milone
video promozionale Marco Bonfante
teaser Andrea Gallo
con il sostegno di Centro Didattico Musicale, Crowdarts
sotto l’Alto Patrocinio dell’Istituto Svizzero di Roma.
un ringraziamento a Bruna Bianchi e all’Angelo Mai

sabato 30 aprile | Teatro India | ore 18.30
incontro con aperitivo | aperto al pubblico
Interviene la prof.ssa Bruna Bianchi
coordina Attilio Scarpellini

Per info e prenotazioni:
www.teatrodiroma.net | community@teatrodiroma.net
www.pav-it.eu | organizzazione@pav-it.eu | +39 0644702823
www.isolateatro.com

Note di regia:
Un anno sull’altipiano, un taccuino bianco, una distesa di neve. Di pagina in pagina viene abitato, scritto, strappato e poi steso nuovamente a coprire membra, parole, scie mute di azioni già finite. In un’epoca che ti definisce per quello che “fai”, proprio quando questo fare si fa più evanescente, confuso e instabile, nell’anno di un centenario che mediaticamente celebra un eccidio quasi dimenticato, facciamo capolino sui campi della Grande Guerra Europea. “Non passa lo straniero” si cantava quando il nemico risiedeva entro i confini di Schengen. Oggi sono altri i cimiteri dei morti senza nome e per loro non suona la fanfara. Disertare, impazzire, sottrarsi, non già come presa di posizione di un soggetto collettivo, perché di questo bisogna pur essere capaci. Solo il singolo, fragile, e invisibile atto individuale di chi si arrende. Oggi come allora il fuoco amico ti toglie il lustro di una fine gloriosa. Resta il silenzio, frammenti di discorsi, di lingue, e di esseri umani. Resta un corpo ritto, le mani alzate, i piedi affondati in mezzo a cumuli di carta strappata. Spalle a chi guarda, di armi non ne ha. Sparate al disertore.