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Friendly Feuer (una polifonia europea)

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Friendly Feuer

(una polifonia europea)

con

Eva Allenbach, Tony Allotta, Marta Gilmore, Armando Iovino , Vincenzo Nappi

Regia e drammaturgia scenica a cura di Marta Gilmore

Una produzione Isola Teatro

promozione PAV

con il sostegno di CDM – Centro Didattico Musicale, Roma; Crowdarts

Friendly Feuer fa parte di

Guerre Conflitti Terrorismi, progetto a cura di Teatro di Roma

con l’alto patrocinio di

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Note di regia

“In mezzo alla piccola vallata, beyond la linea of our wire fences, soldat  Marrasi, le pieds affondati  dans la neige, hands up, pas de fusil, avanzava stentatamente verso the enemy’s Schützengraben. Sur le vacarme dei colpi si levava the baritonal voice of lieutenant Cosello:

Feuer sur le deserteur!”

Libera traduzione multilingue da Emilio Lussu, Un anno sull’altipiano

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Un taccuino bianco, una distesa di neve. Di pagina in pagina viene abitato, scritto, strappato e poi steso nuovamente a coprire membra, parole, scie mute di azioni già finite.  In un’epoca che ti definisce per quello che “fai”, proprio quando questo fare si fa più evanescente, confuso e instabile,  nell’anno di un centenario che mediaticamente celebra un eccidio quasi dimenticato, facciamo capolino sui campi della Grande Guerra Europea. “Non passa lo straniero” si cantava quando il nemico risiedeva entro i confini di Schengen. Oggi sono altri i cimiteri dei morti senza nome e per loro non suona la fanfara.

 

Disertare, impazzire, sottrarsi, non già come presa di posizione di un soggetto collettivo, perché di questo bisogna pur essere capaci. Solo il singolo, fragile, e invisibile atto individuale di chi si arrende e fallisce. Oggi come allora il fuoco amico ti toglie il lustro di una fine gloriosa. Resta il silenzio, frammenti di discorsi, di lingue, e di esseri umani. Resta un corpo ritto, le mani alzate, i piedi affondati in mezzo a cumuli di carta strappata. Spalle  a chi guarda, di armi non ne ha.

Sparate al disertore.

 

Descrizione dell’idea artistica e linee di lavoro

Eccovi  un uomo

uniforme”

da Giuseppe Ungaretti, Distacco, Locvizza 1916

Friendly Feuer (una polifonia europea) è uno spettacolo/performance sulla relazione fra l’Europa di oggi e quella di cento anni fa, quando esplose il primo conflitto mondiale. La lente attraverso cui guardare le vicende di allora è la condizione di chi a quella “guerra totale” tentò invano, più o meno consapevolmente, di sottrarsi: disertori, soldati affetti da nevrosi di guerra e conseguentemente trattati dalla medicina militare e dalla psichiatria dell’epoca; soldati di schieramenti avversi che misero in atto tregue informali, con tutte le conseguenze disciplinari del caso; soldati vittime di esecuzioni sommarie e altri provvedimenti punitivi da parte delle gerarchie militari; pratiche autolesioniste con conseguenze mediche e disciplinari gravissime, anche mortali, e così via. Affrontiamo dunque le tante possibili declinazioni del “fuoco amico” che dà titolo al lavoro, in una narrazione frammentata e corale, una polifonia appunto europea, con una sensibilità estetica che ricorre ai linguaggi del contemporaneo per dialogare con la storia, rifuggendo la retorica rassicurante delle celebrazioni.

In un’Europa instabile e segnata da una crisi che diventa condizione esistenziale permanente, in un’epoca di solitudini e frammentazione del corpo sociale, la tragedia del singolo, quale che fosse la sua identità nazionale e/o linguistica, a fronte di una modernità feroce, parla a noi e di noi più che mai. Il nemico, l’altro, i confini, oggi che per entrare in Europa si muore, e per restarci si finisce strozzati dai debiti, sono parole che meritano nuove domande, nutrite dalla consapevolezza di un passato tuttora doloroso.  Ed è per questo che in diversi momenti i performer rompono la divisione fra la scena e il pubblico, che viene “reclutato”, messo in gioco, scomodato, e infine sottoposto ad una sorta di esecuzione sommaria.

Lo spettacolo nasce con una vocazione europea, e la natura del linguaggio e della lingua, il suo snaturamento, finanche la sua mutilazione, è argomento ancorché strumento di lavoro, secondo il detto italiano “traduttore traditore” quanto mai adatto ad un lavoro sui disertori. Gli interpreti passano da una lingua all’altra, senza timore di ricorrere ad un “pidgin English” oramai universale, o di mescolare fra loro lingue e dialetti, nel ricordo di una generazione di fanti spesso semianalfabeti che andò alle armi nel Mondo di ieri.

Tema di lavoro è anche la rielaborazione di quegli eventi nel momento del centenario e l’utilizzo pubblico della memoria, a fronte di una domanda sul ruolo della scrittura nel 14-18 come oggi, e sulla “materia” di cui è fatta la memoria, cartacea o virtuale che sia. Per questo la scenografia è costituita da un gigantesco block notes bianco a terra, che è sia perimetro scenico che spazio di scrittura, che prosegue in verticale in un telo in pvc utilizzato come schermo da proiezione. Durante lo spettacolo, le pagine di questo taccuino vengono voltate, fatte a pezzi, riparate. I mucchi di carta stracciata che si producono con il progredire dello spettacolo diventano di volta in volta neve, buste d’archivio da cui estrarre brandelli di storie, terra che riempie i sacchetti delle trincee, terra sotto la quale strisciare, terra desolata.

La scrittura dunque come azione scenica che sostituisce la parola detta, o letta, nel tentativo di relazionarsi con chi, cento anni fa, non parlava, anzi a volte si richiudeva in un deliberato mutismo, ma invece scriveva. Lettere, diari, messaggi, che urlano in silenzio, con la potenza evocativa di chi scrive per immagini e non per concetti. Montata su elmetto, azionata e manovrata dagli stessi attori, una videocamera live riprende queste scritte, come altri momenti dello spettacolo, in cui la videoproiezione non è commento né fronzolo multimediale ma strumento per fornire un altro punto di vista e declinare nuovamente i rispettivi schieramenti. Chi si muove di spalle viene ripreso in faccia, chi penetra “sotto” appare sopra. Il nemico è lì, ma lì dove? E se fosse ancora un “fuoco amico”, a spararci addosso?

Friendly Feuer - una polifonia europea

Infine, immagini d’archivio di internati militari, ripresi allo scopo di farsi pubblicità dagli psichiatri che li ebbero in cura, vengono sovrapposte a frasi originali pronunciate dagli psichiatri stessi, evocando il dibattito internazionale sul trattamento delle nevrosi di guerra, segnato dalla retorica del soldato esempio di potenza virile, cui fa da contrappunto la fragilità che le immagini catturano e la violenza delle cosiddette terapie, tutte rivolte all’unico scopo di riportare velocemente i soldati al fronte.

Secondo una sensibilità anti-naturalistica il lavoro viene portato avanti da interpreti di entrambi i sessi a prescindere dal genere dei ruoli incarnati. Gli interpreti indossano abiti di foggia contemporanea con sfumature cromatiche che evocano le foto d’epoca e tagli che ricordano la divisa militare, a partire da una una domanda su cosa significhi oggi “uniformarsi”.

Le fonti e la drammaturgia

  ” (..) La natura

 per imitare le battaglie è troppo debole. 

La poesia non muta nulla. Nulla è sicuro ma scrivi”.

Da Franco Fortini, Traducendo Brecht

Inquadrabile nella più ampia categoria della “drammaturgia di scena” e in parte anche del “devising theatre“, il lavoro drammaturgico consiste nella continua interazione fra lo studio delle fonti, un lavoro di scrittura esterno alla sala prove, e la progressiva costruzione di materiali scenici a partire da alcune improvvisazioni guidate e sempre più strutturate, conducendo infine alla produzione di un testo che però potrà essere “tradito” ogni volta, o più specificamente, riattualizzato, riscritto, dagli attori sulla scena. Il linguaggio che ne scaturisce è vivo, e la performance non è una mera ripetizione, eppure non si tratta di un semplice assemblaggio di materiale improvvisato, né di un canovaccio con alcuni appuntamenti. E’ una partitura testuale, spaziale e corporea rigorosa ma duttile, precisa ma permeabile, che ad ogni confronto con il pubblico viene   aggiornata e riscoperta e nel tempo potrà arricchirsi di nuovi passaggi o essere messa in discussione in alcune sue componenti, secondo un’idea di opera aperta e in continua evoluzione.

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La letteratura sulla prima guerra mondiale è enorme, e noi pur non essendo accademici abbiamo letto e approfondito diversi materiali. Tra questi, citiamo solamente quelli utilizzati direttamente nello sviluppo di frammenti dello spettacolo. Innanzitutto: Un anno sull’altipiano di Emilio Lussu, nella figura del disertore Giuseppe Marrasi; Trincee – memorie di un fante di Carlo Salsa; La paura e altri racconti di Federico De Roberto, e  Il nemico, racconto breve di Erich Maria Remarque, su una tregua informale fra francesi e tedeschi.  Per le condanne per diserzione e autolesionismo e la censura postale: Plotone di Esecuzione. I processi della Prima Guerra Mondiale di Forcella e Monticone.  Inoltre: 1914-1918 scampare la guerra : renitenza, autolesionismo, comportamenti individuali e collettivi di fuga e la giustizia militare nella grande guerra a cura di Lucio Fabi, che raccoglie diversi interventi ricchi di spunti e di storie. Tra questi, la figura di Gregorio Finimondi, “eroe” della guerra di Libia e disertore nella Grande Guerra, che abbiamo poi approfondito in Finimondi di Alessandra Demichelis. Nello spettacolo vengono citati anche alcuni materiali reperiti in rete, in particolar modo sull’archivio poetico dell’Università di Oxford: http://www.oucs.ox.ac.uk/ww1lit/.

Infine, La follia e la fuga. Nevrosi di guerra, diserzione e disobbedienza nell’esercito italiano 1915-1918 di Bruna Bianchi, testo che ci ha permesso di orientarci in questo tema immenso. Ai lunghi anni di studio e ricerca d’archivio di questa studiosa dobbiamo le cartelle cliniche, i diari, le lettere alla famiglia (mai arrivate a destinazione) dei militari internati in manicomio, compresi gli ufficiali; una panoramica europea sul dibattito psichiatrico dell’epoca con particolare attenzione al linguaggio; un punto di vista concreto e attento alle cause e conseguenze personali della diserzione nel contesto italiano; diversi elementi sulla natura dei rapporti umani nelle gerarchie militari e in generale una chiave di lettura sui temi dello spettacolo.  La lettura di questo, come di altri testi scritti da studiosi ha nutrito il nostro lavoro di una domanda sul ruolo e la passione del testimone, dello storico – nonché dell’artista – nel dialogo con la memoria.

Note sulla produzione

Friendly Feuer nasce con una forte vocazione europea, con quattro lingue parlate in scena, ed un continuo passaggio dall’una all’altra, con traduzioni reciproche, e reciproche incomprensioni. Per questo motivo il lavoro è fortemente adatto ad essere presentato in festival ed appuntamenti europei. Lo spettacolo ha vinto le selezioni per l’E45 Napoli Fringe Festival, ove ha debuttato il 23 e 24 giugno 2015, presso il Ridotto del Teatro Mercadante.

Lo spettacolo fa parte del progetto Guerre/Conflitti/Terrorismi del Teatro di Roma, il Teatro Nazionale della capitale, nella cui programmazione è stato incluso: andrà infatti in scena presso il Teatro India ad aprile del 2016.

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Specifiche tecniche

La scenografia è composta da alcuni fogli bianchi sovrapposti delle dimensioni standard di 3 metri per 6 mt. (dimensioni minime 2,5 per 5,5 mt.). Le dimensioni minime del palco sono dunque 3 per 6 mt.  Il disegno luci è un piazzato bianco senza effetti. È previsto l’uso di video-proiezioni e un impianto audio collegato al pc in dotazione ai performer. Per le video-proiezioni si utilizza uno schermo in pvc delle dimensioni di 4 per 2,5 mt., che viene appeso alla graticcia o a due stativi. Non ci sono quinte né cambi scena.

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