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LA VITA DAVANTI

LA VITA DAVATI
uno spettacolo di e con Tony Allotta

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liberamente ispirato a “La vita davanti a se” di Emil Ajar (Romain Gary)


“Si può vivere senza amore?” ci chiede in maniera disarmante Totò, mussulmano e abbandonato dalla madre prostituta nell’appartamento-orfanotrofio di Madame Emma.
Ce lo chiediamo ancora oggi, nell’epoca della crisi.
Si può rinunciare all’amore come se fosse una cosa in più?
Forse si, a quello convenzionale, a quello del modello monogamico cattolico si, si può forse?
Quest’indagine sull’amore ai tempi della crisi la si vuole intraprendere col pubblico attraverso la strana relazione tra il piccolo Totò e l’anziana prostituta ebrea scampata ai campi di concentramento di Auschwitz,  che nella Parigi multietnica e multirazziale degli anni 80 si occupa dei figli delle prostitute in piccolo appartamento al sesto piano, pieno di cacca, di giocattoli inventati, di mocciosi che rubano per ottenere attenzioni. Una storia di vecchi baristi filosofi, di venditori di tappeti arabi che sono maestri di vita, travestite algerine ex campioni di boxe, che si prostituiscono e si proteggono da sole. Un racconto che ci pone davanti a scelte e domande universali: la scelta di quale sia la nostra età o se una nostra età esista? La scelta del nostro credo o se non sia meglio nessun credo e la conoscenza dell’altro come credo? La scelta di sapere chi sia veramente la nostra mamma o se serva saperlo? O se si possa rinunciare ad avere anche un’idea di Mamma e poi scegliere magari un ombrello come migliore amico. Il viaggio verso le risposte che il piccolo uomo mussulmano ci chiede sarà contrastato dalle sonorità esotiche ed erotiche di Serge Gainsburg.

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Nota dell’autore

Questo grande classico francese è arrivato per caso nella mia vita. Nei primi giorni dell’anno 2011 vagavo per casa facendo bilanci e immaginando la prospettiva di quel nuovo anno che stava iniziando, quando vedo spuntare la faccia da impunito del bambino della copertina de “La vita davanti a se”. Mi ricorda un po’ me da piccolo o ora, è il volto di un bambino di strada, infante e vecchio insieme. Inizio a leggere le note biografiche del suo autore, Romain Gary e scopro il mistero intorno alla sua doppia carriera letteraria e le sue molteplici vite, da fuggiasco lituano arrivato in Francia negli anni Venti, naturalizzato con tanto di Legione D’Onore e seguente carriera da Console francese a Los Angeles, un’accreditata fama di grande amatore, scrittore e fingitore. Sì fingitore anche lui come Fernando Pessoa che era stato oggetto della mia precedente indagine scenica: “Lettere Rubate – Cercando Fernando Pessoa là dove non è mai stato”. Anche Gary, nato Kacew, inventa per far beffa alla critica letteraria dell’epoca, un suo doppio, Emil Ajar e con questo pseudonimo firma “La vita davanti a se” che gli varrà un altro Premio Goncourt, premio che si può vincere una sola volta.

Quest’uomo che sfugge alle definizioni, proteiforme, è perfetto per raccontarmi!

Il suo linguaggio della strada, sgrammaticato e poetico, mi si confà, allora decido di mischiare le storie della mia infanzia con le avventure del piccolo arabo protagonista del romanzo, perché con un filtro mi sento più protetto nel mostrarmi. La sfida poi di lavorare in scena su testi che non nascono per il teatro, come le poesie e le riflessioni di Pessoa, fa parte del mio personale percorso che cerca di rendere teatrale quello che non lo è e togliere la “teatralità” la dove si annida minacciosa. Il racconto parte spazialmente dall’alto, come un grido, per poi spostarsi successivamente sulla scena, fino a diventare intimo e finire tra gli spettatori, nel tentativo di ripercorrere la graduale affezione che proviamo quando un libro entra leggero e lontano nella nostra vita per divenire poi un oggetto fisico e inseparabile da noi.

Tony Allotta