L’Isola

L'isola foto 2

 

di Athol Fugard, John Kani, Winston Ntshona 

Regia e traduzione di Marta Gilmore

con Oscar De Summa e Armando Iovino

 

L’Isola è un testo scritto in Sudafrica nel 1972, in pieno apartheid, da Athol Fugard, il più importante drammaturgo sudafricano, John Kani e Winston Ntshona, i due attori che lo hanno creato insieme a lui, in un esperimento di drammaturgia di scena ante-litteram. John e Winston sono anche i nomi dei due protagonisti della pièce,  reclusi nell’isola carcere di Robben Island per aver contestato il regime. L’isola non è uno spettacolo descrittivo della claustrofobia del carcere, ma il suo opposto: la scoperta delle risorse vitali dei due prigionieri, della loro capacità  di mantenere in vita il desiderio, il riso, il gioco.

Ed ecco che John e Winston giocano come due bambini con la realtà che li circonda e così facendo ne creano un’altra: una scatola di latta diventa un telefono con cui parlare con gli amici, un mucchio di chiodi una collana, un pezzo di corda una parrucca, la coperta della cella un sipario.

John, con una corona fatta di fil di rame, sarà Creonte, il re della città di Tebe, e Winston l’ergastolano sarà Antigone, sepolta viva per essersi ribellata alle leggi del re. Nel far vestire a Winston – maschio africano, combattente “tutto d’un pezzo” – i panni dell’eroina Antigone, il testo riesce a farci ridere e riflettere; perché se il problema iniziale di Winston sembra essere quello di non voler indossare un paio di “tettine” – per paura di essere deriso dai propri compagni – la sua versione finale, deliberatamente provocante e strafottente, della tragica Antigone, sarà per lui e per noi il riscatto più autentico.