Radicali Libere: Isabelle Eberhardt e Timberlake Wertenbaker – Nuove Anatomie

Radicali Libere: Isabelle Eberhardt e Timberlake Wertenbaker – Nuove Anatomie a Gender Bender

Radicali Libere: Isabelle Eberhardt e Timberlake Wertenbaker – Nuove Anatomie a Gender Bender
timberlake e Si mamoud

Presentazione e reading a cura di Sarah Perruccio e Marta GilmoreIsabelle Eberhardt è la protagonista della lecture di Nuove Anatomie, un lavoro scritto per il Women Theatre Group da Timberlake Wertenbaker alla fine del Novecento che, in occasione di Gender Bender, sarà interpretata attraverso una lettura scenica della compagnia Isola Teatro dalle attrici Marianne Leoni, Susanna Proietti, Francesca Romana Di Santo, Simona Vitale, Federica De Tora e nita. La lecture sarà condotta dalla curatrice Sarah Perruccio e dalla regista Marta Gilmore per esplorare il pensiero della premiatissima drammaturga anglo-americana, che già nel 1980 aveva deciso di utilizzare il personaggio di Isabelle Eberhardt/Si Mahmoud per parlare di fluidità di genere.

*In collaborazione con la Società Italiana delle Letterate

 

Appunti per delle note di regia

Cinque donne, cinque performer/attrici/cross-dresser.Ognuna interpreta una donna europea, un uomo europeo, un uomo arabo. Nello spazio di un palcoscenico si muovono attraverso deserti e continenti, culture, religioni, generi e ruoli. Ad accompagnarle musiche eseguite dal vivo che vanno dal music halldi fine secolo ad un flauto arabo. Ci portano avanti e indietro nelle tappe della vita di Isabelle Eberhart, nomade sui generis di fine ottocento, nata in Svizzera da famiglia russa, che ha attraversato l’Algeria nei panni di Si Mahmoud, filosofo tunisino di religione islamica, e morta giovanissima, travolta dain un’inondazione nel bel mezzo del deserto. Una morte paradossale per un’esistenza irriducibile ad uno schema che non sia appunto quello mobile dell’attraversare, dello stare tra. Pur parlando fluentemente l’arabo, pur nel suo amore per la cultura islamica e il Corano che conosce molto bene, pur essendo stata allevata da un anarchico russo, Isabelle è anche sospettata di collaborazionismo con i francesi, di essere una spia dei colonizzatori. Non è questo che interessa Timberlake Wertenbaker, come non sembra interessarle nemmeno l’aspetto strettamente biografico della vicenda di Isabelle, dalla cui vita pesca qua e là episodi significativi, tra i quali si muove, errabonda anche lei.

E’ nel vortice delle tematiche sollevate come una tempesta sahariana che il testo muove e ci muove. Dalla fluidità di genere, alla relazione tra occidente e Islam, all’attraversamento reale e metaforico dei confini, per riaffermare oggi più che mai il diritto inalienabile alla libertà di movimento, quella libertà che è stata forse l’essenza della ricerca personale di Isabelle – il testo condensa poeticamente istanze e domande ineludibili del nostro presente in una sequenza di quadri giustapposti.

Un perimetro scenico, un confine. Un gruppo di donne che mette e toglie abiti maschili e femminili. “Non è un costume, sono i miei vestiti” risponde ad un certo punto Si Mamhoud a Verda Miles, performer inglese en travesti, in una scena emblematica in un caffè à la page di Parigi. Nell’incontro con altre donne che si travestono come lei, chi per poter vivere liberamente la propria sessualità, chi per ragioni estetiche, o artistiche finanche vagamente commerciali, Isabelle appare di nuovo irriducibilmente outsider,ferocemente viva, ma anche testardamente sola. E qui con immensa tenerezza Wertenbaker ci fa toccare la fragilità di Isabelle/Si Mahmoud, riportandoci all’origine etimologica della parola deserto:abbandonato, disabitato. E lo spettacolo diventa anche, inevitabilmente, l’atto desiderante di una memoria che non si arrende – la risposta alla chiamata di un fantasma che ci chiede compagnia.

Nella messa in gioco del confine si sperimentano i limiti e le possibilità di molteplici forme possibili. Come una duna di sabbia nel deserto – come il qui ed ora dell’atto creativo. Luce e bellezza perfette e transitorie – per sempre fissate nell’atto di svanire. Come la sabbia lavata dall’acqua, come un’inondazione nel deserto.

Marta Gilmore, Roma 29/10/2018

Gender Bender

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31/10/2019 h: 17:30
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