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Press kit

Valeria Ottolenghi

(…)La compagnia, Isola Teatro, ha saputo quindi dimostrare di saper costruire uno spettacolo equilibrato, denso, pieno, con un buon ritmo complessivo, riuscendo a superare l’arduo scoglio della rappresentazione di bambine/adolescenti in scena senza infantilismi, in forma straniata ma anche emotivamente avvolgente. (…)Un felice incontro con una compagnia capace di un’eccellente costruzione drammaturgica e uno speciale equilibrio tra ciò che resta nascosto eppure teatralmente si svela.

Valeria OttolenghiLa Gazzetta di Parma- 10 maggio 2009Klp Teatro
Alessandro Paesano

“(…)Due attrici davvero grandi, nonostante la giovane età. Pamela Sabatini è sorprendente nella capacità che ha di costruire il personaggio di Willie con un accento che non è quello codificato dai clichè (come fa invece Fiammetta, a ragione, quando interpreta i vari personaggi che popolano una inventata tv locale) ma presenta un accento reale, plausibile.(…)Una fisicità mai fine a se stessa sostenuta dalla performance musicale di Fabio Guandalini musicista di strada, sempre presente in scena, che si fa sentire ora con una canzone che apre e chiude (quasi) la pièce, ora con l’intervento della chitarra, ora di un clarino, del didjeridoo, dalla musica folk a quella sacra, dal valzer al blues, persino due bicchieri per impiegare il classico suono del cristallo sfregato, a sottolineare un momento cruciale nel racconto delle due ragazzine. (…)La strada ferrata è un testo che fa male come una coltellata nella sua inesorabilità, nel suo non lasciare adito a speranze, come a ribadire che, nonostante la poetica dell’invenzione, della storia raccontata sempre in maniera diversa, malgrado l’alone di mistero e ambiguità che dal palco scende fino in platea, le due ragazzine vivono in un mondo fatto di gesti e comportamenti dai precisi contorni. La strada ferrata è un altro tassello di un percorso di ricerca intelligente e umile, intrapreso dalla Compagnia, umile perchè non si atteggia a importante o a profondo, nonostante lo sia, e molto più di altre produzioni.”

Alessandro Paesanowww.teatro.it - maggio 2009
Andrea Pocosgnich

“(…)E’ vero che le due attrici (Fiammetta Olivieri e Pamela Sabatini), entrambe bravissime, sono accompagnate e facilitate dalle musiche scritte e suonate dal vivo da Fabio Guandalini, ma è pur vero che bisogna riconoscere a questa compagnia, ancora una volta, una capacità di scrittura (testuale e scenica) sempre originale. La regia di Marta Gilmore è ben attenta a non far cadere le due giovani interpreti nei facili stereotipi dell’imitazione dialettale, i gesti sono sempre funzionali e nelle scene in cui la parola si unisce alla musica e al movimento la fruizione emotiva del pubblico è diretta e immediata. E’ infatti facile trovare in questo spettacolo di Isola Teatro diversi momenti dal forte impatto visivo ed emotivo.”

Andrea Pocosgnichwww.guidesupereva.it/teatro_contemporaneo - maggio 2009
Franco De Cruces

“All’inizio le due ragazzine si confrontano come in un gioco infantile, dispettoso e crudele. Ma poi La strada ferrata , rapida pièce sull’adolescenza femminile, rivela acri umori e dolenti risvolti. (…)Sullo spunto di un atto unico di Tennesse Williams, le tre autrici riversano in una dimensione ludica, lo scabroso tema del travaglio adolescenziale e della precoce perdita dell’innocenza. La strada ferrata dismessa, assunta come luogo dell’azione, ha un valore simbolico.

Franco De Cruces Il Mattino - 26 novembre 2008
Stefania Maraucci

“E’ uno spezzone di ringhiera il semplicissimo oggetto che rinvia al binario morto intorno al quale si intrecciano le storie di Willie e Secondina, le due protagoniste de La strada ferrata, il bel testo finalista a Scenario 2007, scritto per improvvisazioni dalla regista Marta Gilmore insieme alle due bravissime e giovanissime interpreti, Fiammetta Olivieri e Pamela Sabatini. Il progetto ha intrecciato letture drammaturgiche – tra le quali un atto unico di Tennessee Williams – spunti contemporanei, vissuti personali e ha prodotto una scrittura scenica a sei mani che, fra situazioni inevitabilmente buffe, racconta la dolorosa solitudine e il conseguente bisogno d’affetto e di reciproca solidarietà tra le due protagoniste. Due ragazzine che tra dispetti e crudelissimi giochi infantili rivelano a poco a poco di essere in realtà due “piccole donne” che la vita già da tempo sottopone a durissime prove. (…) La lucida e poetica regia della Gilmore, insieme alle emozionanti interpretazioni della Olivieri e della Sabatini e al sempre appropriato commento musicale di Fabio Guandalini, conducono inesorabilmente ad un finale tristemente annunciato.”

Stefania MaraucciHystrio n. 1/2009
Renato Nicolini

“Su ciò che dicono irrompe, fino a determinarne la forma, l’influsso dei diversi modelli femminili ‘proposti-imposti’ loro dall’esterno: le suore convivono con conduttrici televisive, ballerine e cantanti. Quello che il dialogo rivela non è ciò che è detto ma piuttosto ciò che viene taciuto (…)In modo singolare, da uno spettacolo concepito e svolto con l’obiettivo stretto sulle protagoniste, privo di scenografie e visibilmente molto ‘povero’, emerge dominante il contesto sociale: la base americana di Sigonella da dove provengono i militari che al San Berillo apprezzano la ‘pelle bianca’ di Alva, l’abbandono crudele di un’infanzia, lasciata a se stessa, senza nessuna protezione e senza nessun aiuto a comprendere i primi segni della propria sessualità. Questa è prorompente, porta a sessualizzare il corpo dell’altra e persino di oggetti (la ‘campanella’ della bicicletta diventa nel loro gioco uno dei modi per indicare il sesso femminile); quanto privata di ogni possibilità liberatoria, ridotta ad auto repressione e, in corpo prostituito, in merce.”

Renato NicoliniL’Unità - 10 Marzo 2008
Daniela Pandolfi

“La seconda volta di Marta (Gilmore) mantiene la promessa : si torna a respirare il personalissimo talento visionario, narrativo e compositivo, che la giovane regista italiana riuscì a dispiegare nella sua opera prima: quel “L’isola” di Athol Fugard che le procurò, soltanto un anno fa, tante conferme. Con la significativa variante che il testo stavolta (situazione tragicamente capestro in assenza di genio) è opera sua e delle attrici, in verità molto speciali, che lo rappresentano (…)
La gara si fa gioco, blandizia, solidarietà, non senza qualche risoluta impennata di autonomia, così infantile che stringe il cuore. In mezzo a tutto ciò, dichiarate con rabbiosa nonchalance emesse in gioco come notizie di telegiornale, le realtà feroci di ipocrisia metropolitana e di corruzione coloniale (siamo a due chilometri dall’americana base missilistica di Sigonella) che segnano le vite di queste due bambinette terribili. (…) Due attrici, Fiammetta Olivieri e Pamela Sabatini, anche autrici, di ottimo talento ( una Franca Valeri e una Lina Sastri in erba, si direbbe) e con prospettive professionali di tutto rispetto, che la regia amministra in un sommesso e sapiente crescendo. Tant’è che nel pubblico, da un certo momento in poi, è tutto un guardarsi in faccia con il vicino per condividere, a intermittenza regolare, l’impatto della sorpresa: quel doppio scarto (che si manifesta gradualmente) tra l’argomentare su temi scabrosi con fare di bambine cresciute in fretta e l’impegno espressivo totale che è il segno dell’attore di teatro intelligente e grintoso. Amabile metafora e carta vincente delle loro intenzioni: fare sul serio, avendo l’aria di stare giocando.”

Daniela Pandolfiwww.womennews.net - 21 Febbraio 2008
Marzia Apice

“La strada ferrata è un lavoro intenso, difficile, profondo, che pone al suo fulcro il delicato periodo dell’adolescenza: il conflitto nato dalla relazione speculare tra le protagoniste colpisce a tratti lo spettatore con la violenza che solo il dolore e il senso d’abbandono possono avere.”

Marzia Apicewww.delteatro.it - 18 febbraio 2008
Andrea Monti

“Da dove vengono e dove vanno non è importante, ciò che conta è che le brave interpreti vivono, mostrano voglia di crescere, scimmiottano la realtà televisiva nel tentativo di esorcizzarne le sirene, cantano, ballano, si truccano per poi prodursi al naturale, innocenti e spensierate quanto sole e perse in un luogo che è l’inizio di una storia di due donne e la fine di un sogno per due bambine.
Il testo mischia, accumula, frulla e restituisce figure, battute, sonorità utili alla costruzione di un mondo infantile, nel quale emozioni senza filtro danno vita a mondi irraggiungibili pronti a scomparire sotto i peli che crescono, il mestruo che scorre, uomini che esplicitano debolezze, fantasia che cede alle pulsioni, innocenza che si apre al mesto mondo degli adulti.”

Andrea Montiwww.teatranti.com
Marialaura Simeone

“S’incontrano ai bordi di una strada ferrata con un solo binario…morto: nessun viaggio è possibile se non quello nei territori immaginari della fantasia, nei meandri dell’animo e nella poesia dei ricordi. È ciò che basta per raccontare una storia e Marta Gilmore che firma la regia e la sceneggiatura (insieme alle promettenti attrici Fiammetta Olivieri e Pamela Sabatini) lo fa con garbo e delicatezza pur affrontando temi scottanti, attuali o perennemente universali, spesso sottaciuti. Dimostrando che anche con semplicità e leggerezza si possono raccontare modi e mode della contemporaneità: dallo show business alla sessualità, dalla religione alla morte. A fare da voce fuoricampo (musicale) un musicista di strada (in scena Fabio Guendalini che attraverso i suoni della chitarra, del didjeridoo e perfino di un bicchiere passa con maestria dalla musica folk a quella sacra).”

Marialaura Simeonewww.noidonne.it
M. Cristina Passalacqua

“Le giovani attrici riescono attraverso le loro capacità istrioniche a coinvolgere lo spettatore conducendolo nel mondo difficile e spesso sconosciuto degli adolescenti, alternando toni divertenti e contemporaneamente amari, facendo sorridere ed insieme commuovere, coinvolgendolo con la mente e con il cuore in quei giochi, in quel passato forse dimenticato, in quel mondo di bambini ingenui, amaro, solitario.”

M. Cristina Passalacquawww.culturalazio.it - 14 febbraio 2008
Danila Bellino

“Le due attrici Fiammetta Olivieri, Secondina, e Pamela Sabatini, Willie, sono forti e coinvolgenti, senza abbassamenti di tono, ma soprattutto dimostrano una disarmante spontaneità. Portano il pubblico man mano dentro un terreno universale dell’infanzia, e, ognuna in modo diverso, provocano reazioni, si spingono oltre la recitazione ’corretta’. Lo scontro fra il siciliano dell’una e il piemontese dell’altra dà una marcia in più in chiave di ritmi, musicalità e, in definitiva, un senso di immediatezza. Il loro dispendio di energia fisica e di spinta emotiva, salva lo spettacolo dall’intellettualismo che affligge la maggior parte del nostro teatro.”

Danila Bellinowww.laltrapagina.it - 17 marzo
Manuela Antonucci

“Lo scenario minimalista è contrappeso necessario nel racconto di questo dramma di “infanzie mature”. Lo sfondo nero giustifica lo spazio neutro, tagliato in due da un binario morto, luogo di apparente conflitto disambiguato nello scambio di battute tra le due protagoniste fino al tocco finale. Ciò che la conclusione regala è una presa di coscienza sul comune senso di perdita, un dolore che viene esorcizzato con l’arma di uno humor noir che lascia allo spettatore l’ultimo giudizio, forse commosso.
La musica di Fabio Guandalini si impone in sala come una terza voce polifonica che accompagna il fitto dialogo tra le due. Seduto al lato del palco, come un musicista di strada, armeggia con leggerezza una serie incredibile di strumenti musicali: dalla chitarra al clarinetto, dal didjeridoo all’armonica, attraversando diversi stili (…). Una presenza discreta ma essenziale nell’economia del racconto che alterna a momenti di animata interpretazione drammatica, gustose parentesi comiche.

Manuela Antonuccida fuorilemura.it