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Press kit

Attilio Scarpellini

LE TRE SORELLE SHAKESPIRIANE DI MARTA GILMORE
’Solo il figlio è vivo’ (Roland Barthes)
Sono in tre, seduti su una panca, due ragazze e un giovane uomo. Sono eleganti, le donne in nero, l’uomo un po’ ingessato in un abito quasi matrimoniale. Non assomigliano che a se stessi, agli attori che sono – in ordine di schieramento, Elisa Porciatti, Laura Riccioli e Armando Iovino – e sui loro visi sovreccitati, rivolti al pubblico, passano, come nubi che corrono sul cielo, i segni frementi dell’attesa: ossessivi e deliranti nella prima, che punta il dito verso il nulla, sensuali e sdilinquiti nella seconda, nevrotici e untuosi nel terzo. Sono tre fratelli, anzi, come diverrà chiaro non appena romperanno il silenzio, tre sorelle e, per tutto costume di scena, indossano tre nomi altisonanti: Goneril, Cordelia e Regan.

Attilio ScarpelliniMercoledì 23 Giugno 2010 Lettera 22
Andrea Porcheddu

SENZA LEAR E CROLLO!
Nella calura e nel prevedibile bailamme che attanaglia Napoli, si snoda, come un aggrovigliato ramo pieno di fronde il rutilante Teatro Festival. Manifestazione imponente per numeri e possibilità, per logistica e adesioni, per
cartellone e staff: il Napoli teatro festival Italia compie tre anni, e continua a seminare dubbi e consensi, perplessità e adesioni incondizionate. Il cronista che vi sbarca viene accolto con grande affetto e professionalità e deve subito darsi da fare per dipanare il groviglio di una programmazione che mette in fila numeri, luoghi, proposte da far girar la testa.

Andrea Porcheddu16 giugno 2010DelTeatro.it
Simone Nebbia

VOCI DI FONTE: IL TEATRO A UN’ALTRA VELOCITA’
Altre velocità. Che nel teatro vuol dire un gruppo di studiosi giovani e appassionati che si girano l’Italia dei festival per intervenire, vedere, discutere, fare laboratori; in quello che fanno a Voci di Fonte, che seguo per il terzo giorno e mio ultimo, dovevo intervenire anche io per raccontarci un po’ di cose e Serena Terranova, collega di passione comune che ne è responsabile, alla fine mi ha regalato parole, nel senso letterale: rettangolini colorati con citazioni celebri che vanno da Balzac a Franco Quadri; proprio lui, quest’ultimo, aveva detto che raccontare è “far rivivere un’illusione che ripaga anche della solitudine”, io la solitudine del critico non la conosco, io sono nel mezzo, però mi piace questa illusione, che più illuminata me l’aveva detta il giorno prima Attilio Scarpellini: “dobbiamo ricominciare a distinguere tra illusione e suggestione: l’illusione soltanto è teatro che accade”, così mi persuado che in fondo proprio dall’incanto, dalla capacità di meravigliare saremo in grado di accadere, noi assieme al teatro.

Simone Nebbia22 giugno 2010Teatro e Critica
Sergio Lo Gatto

Voci di Fonte. Dalla critica alla cronaca
Prima volta a Voci di Fonte. Sì, questo pezzo comincia esattamente come quello precedente. Perché credo che il punto sia lì, in quelle due parole con cui la frase attacca, senza bisogno d’articoli. La “prima volta” che frequento un festival nella maniera più completa possibile, dalla sistemazione in albergo all’incontro con l’ufficio stampa (un’efficientissima Raffaella Ilari), da un aperitivo con il direttore Angelo Romagnoli alla discussione con l’organizzatrice Elena Lamberti ai tavoli di un bar dove – quando meno te l’aspetti – compaiono le gemelle Pasello, Silvia e Luisa. Da uno scambio diidee e di bicchieri di rosso della casa con Biancofango, Attilio Scarpellini e Simone Nebbia alle fughe con quest’ultimo per i vicoli di Siena, in cerca di un bar dove vedere il rigore dell’Italia contro la Nuova Zelanda, sotto la pioggia di uno strano giugno. Se davvero vogliamo, come vogliamo, offrire qui un pezzo che funga da bilancio consuntivo del nostro frammento di festival, sono forse queste immagini a restituire il senso più fedele di uno “stare nel mezzo”.

Sergio Lo Gatto25 Giugno 2010Klp Teatro
Tommaso Chimenti

Isola Teatro. Senza Lear
“Senza te, cosa si fa nei pomeriggi troppo blu. Senza te la vita sa di fumo e di malinconia, senza te io non so dove andare, cosa fare, chi sognare, senza di te” (Anna Oxa, “Senza di me”). Il trasporto in versione pop del classico del Re e del regno diviso tra le tre sorelle, Regan, Cordelia e Goneril, (cechoviane?) non riesce perfettamente come in occasione dell’Amleto a pranzo e a cena di Oscar De Summa dal quale questo lavoro, vincitore del Premio Lia Lapini 2009 al Festival Voci di Fonte, dell’ Isola Teatro, volente o nolente, prende spunto, forma, e si rifà anche per la presenza di Armando Iovino, trade union tra le due piece. C’è da dire che “Re Lear” non è un classico shakespeariano che è riuscito ad entrare ed a passare nella sfera collettiva popolare come l’Amleto, appunto, o Romeo e Giulietta, o anche lo stesso Otello.

Tommaso ChimentiScanner.it
Andrea Pocosgnich

Senza Lear: per ora solo uno studio di Isola Teatro
Si notava già ne La strada ferrata, spettacolo che li fece conoscere al pubblico e alla critica, ritornava poi in Brucia, ed è palpabile ancora in questo ultimo lavoro: la scrittura di Isola Teatro è probabilmente qualcosa di unico nel nostro panorama teatrale. Non a caso la versione embrionale di questo studio si è aggiudicata l’ultimo premio Lia Lapini. L’originalità della scrittura è palese anche in una situazione spinosa come questa, ovvero una riscrittura Shakespeariana. La compagnia, diretta da Marta Gilmore, affronta Re Lear, o meglio la sua assenza, come in realtà si tratta di Shakespeare senza Shakespeare Del dramma elisabettiano rimangono le tre sorelle: Regan, la più timida, impacciata e ingenua (un Armando Iovino sempre misurato ed efficace), Cordelia (Laura Riccioli) sguaiata e scorretta, e Gonneril (Elisa Porciatti), colei che apparentemente tiene le fila del gioco. Marta Gilmore se le immagina in un’anticamera prima dell’incontro con il padre, Lear, onnipresente nella sua assenza. Sono tese, si tengono il diaframma, hanno il riso nervoso.

Andrea Pocosgnich23 Dicembre 2009Teatro e Critica
Simone Pacini

Senza Lear. Tre sorelle tra Cechov e Shakespeare
“Noi dobbiamo accettare il peso di questo tempo triste. Dire ciò che sentiamo e non ciò che conviene dire. I vecchi hanno sopportato di più: noi che siamo giovani non vedremo tanto né tanto a lungo vivremo”: il programma di sala ci accoglie con queste parole, tratte da Shakespeare. Sul palco ci sono tre sorelle, sedute, messe così davanti al pubblico sembrano interrogarlo. Una grande prova le aspetta, una dichiarazione d’amore al padre, che in cambio potrà farle felici. Questa è la premessa di “Senza Lear”, primo studio per uno spettacolo di Isola Teatro, progetto vincitore del Premio Lia Lapini 2009.

Simone Pacini22 Dicembre 2009Klp Teatro