Elisa26.06.14

UMMONTE

UMMONTEElisa26.06.14scritto, diretto e interpretato da Elisa Porciatti
produzione Opificio Badesse – Bernini

Menzione Premio Scenario 2013 – Motivazione della Giuria

UMMONTE Primo piano web IITra ironia e commozione Elisa Porciatti ripensa con originalità il teatro di narrazione, per cercare, nell’apparente semplicità delle forme, una coralità di personaggi, raccontati con astrazione e musicalità. Nella città di Siena si assiste al fiorire di una banca e al suo tragico tracollo, mentre ci si chiede con ansia quanto manchi alla fine della finanza, della propria vita e dello spettacolo che tutto ciò racconta, in un felice mescolamento di vita vissuta e metafora.

Tutta la storia è storia contemporanea.
Benedetto Croce

“Ummonte, mi piacciono. Le monete mi piacciono ummonte. Con la paghetta compro solo monete. Da grande voglio ummonte di soldi per comprarmi ummonte di monete.”
Sullo sfondo una città gioiello. Storica. Con una banca storica. Tra i banchi di una scuola, tra le generazioni, nelle relazioni, passano i fatti di un grande colosso di un grande sistema, cosiddetto eco-nomico per il suo innato talento di dettare le regole nel suo ambiente. È grande. È grande ummonte. Tiene in vita una città e sul più bello la riunisce al suo capezzale di padre agonizzante e pieno di debiti. Agonizza compostamente ma ovunque. In piazza, nelle botteghe, tra i banchi, nei letti dei giovani sposi.
UMMONTE_Elisa-PorciattiUmmonte fa di conto. Impila le 20 lire del 74 di dieci in dieci. Impara, sperimenta e diventerà un grande bancario della sua città bancaria. Degno figlio di Babbo Monte. Degno figlio, quasi orfano di padre. Zoe è fissata con le parole. Per lei i debiti sono colpe. L’asta quella di Cristo. I titoli quelli dei film d’amore. La raccolta quella della spazzatura e gli impieghi quelli dei mariti da sposare. La borsa quella della spesa e il portafoglio quello che è caduto dalla tasca rossa con gli ultimi 65 soldi. E il Monte? Il Monte è solo il suo amico. Quando sarà famoso. Per Zoe il valore è gusto, è sorridere. Senza motivo. Il valore non c’è. Si sente. Per Ummonte il valore sale e scende, si scambia. Il valore è scritto. Quindi esiste. Intorno a loro una città di storie. E solo una donna a raccontarle. “Tutta la storia è storia contemporanea”, un tempo non c’è. Non c’è tempo di chiedersi quando. Quando siano successi i fatti. C’è uno spazio di racconto che ha sapore di passato ma, senza dichiararlo mai, è perfettamente la cronaca del presente. Un tempo di domande su come si vive il terremotarsi di un sistema garante di benessere e sicurezza. Su chi decide il valore delle cose. Su come si costruisce una storia individuale dentro uno scenario così risolto e così impermanente.  Sguardi di tanti, come tanti sguardi di ognuno di noi, su un meccanismo più grande di noi. Creato da noi.